Welcome to our website !

Diario di un'Exchange Student ✈️

Exchange isn’t a year in your life, it’s a life in a year.

Quante volte ci siamo trovati, noi exchange student, di fronte a persone che quando parlavi del tuo futuro anno all'estero, dicevano: "omg, che figata" "omg che culo, vorrei essere te'
La verità è che non è facile.
Essere un exchange student non è facile, anzi è la cosa più difficile che forse farai nella tua vita.
Noi exchange students siamo esattamente come ogni altro adolescente sulla faccia della terra, solo con la differenza che tutte le menate, i problemi e i disagi sono amplificati dal fatto che ci troviamo a 7mila miglia di distanza da qualunque essere vivente da cui ci sentiamo amati e apprezzati, e ogni persona di questo continente pensa di conoscerti anche se in realtà non sa esattamente niente di noi.
Essere un exchange student significa svegliarti ogni mattina e sapere che devi prepararti per andare a scuola e agli allenamenti di qualche sport subito dopo scuola o a qualche club e non c'è stà la mamma che è sveglia e te porta a scuola, o te dà il buongiorno (la mia me preparava pure la colazione, shame on me), anzi, spesso non c'è nessuno sveglio. 
 Arrivi a scuola e anche se sei stanco, triste, nostalgico, incazzato con il mondo, la tua unica frase che vorresti di sarebbe 'te do 'na pizza che t'aresto 'o sviluppo!' e te sei svejato in modalità provvisoria, anche sei hai pianto tutta la notte precedente e vuoi solo tornare a casa, devi sorridere e fare l'amico perchè se fai il lagnoso i tuoi amici non avranno tanto piacere a starti intorno. I primi giorni di scuola te sentirai come batman ar compleanno de puffi, ma don't worry. Affronterai 6 periodi ( de quattro materie) cercando di capire ogni cosa che diranno i professori e  poi a orari INCOMPRENSIBILI ci sara il pranzo (tipo 10:30, mo questi se magnano na pizza cor salimino e cipolla alle dieci e trenta) e se sarai fortunato avrai la possibilità di mangiare con qualcuno che conosci, se no ti troverai a mangiare da solo. Dopo scuola, vorrai solo tornare a casa, ma no, ci saranno gli allenamenti di uno sport che sei obbligato a fare se non vuoi rimanere solo per tutto l’anno, CHE GIOIA. Quindi starai a scuola o raggiungi il luogo dove si svolgerà la practice (solo grazie a ottimi passaggi conquistati dopo una lunga analisi e frasi tipo 'eh io devo camminare fino a la') e farai 2/3 ore di allenamento, che per me significano correre dai 4 ai 5/6 miglia. Quindi tornerai a casa stravolto, pieno di compiti, non ti ti troverai la pappa pronta. Essere un exchange student significa farsi da mangiare mentre si fanno i compiti e mangiare da soli mentre si continuano i compiti. Se sarai fortunato avrai una famiglia che ti aspetterà per mangiare, ma se no te diranno arrangiate insomma, co a frase do-it-yourself. 
Poi giustamente dopo una giornata folle come questa, sarai stanco, stravolto, ma no, ti ricorderai che dovrai prepararti il pranzo per il giorno dopo, che varia da un insalata con delle carote, a una carne o una frittata cucinata all’ultimo momento. Essere un exchange student significa andare a scuola con la maglia del pigiama o senza calzini perché ti accorgi che ieri ti sei dimenticata di fare il bucato, giustamente. Essere un exchange student significa accettare situazioni, molte situazioni. Essere un exchange student significa anche sentirsi solo, perché ti mancherà quell’affetto materno che ricevivi ogni giorno dalla tua famiglia.

Essere un exchange student significa essere in un delirio continuo, e ve lo posso assicurare. Perché a tutto ciò, vanno aggiunti i problemi con la host family, con la mancanza, con il fatto che magari ti accorgi che fra poco compi diciott’anni e non ci sara nessuno che ti conoscere davvero; stai spendendo più tu in un mese che l'intera popolazione degli Stati Uniti d'America al Black Friday e ti senti in colpa da matti; ti perdi il compleanno di genitori/parenti/amici e vorresti essere lì ma se provi solo a fare skype piagni e basta; devi pensare all'università e al quinto anno ma qui se provi a solo parlà dell'europa, te vengono a di che non sanno dove stà (l'europa) e quindi te devi arrangià; e tutte tante belle cose messe tutte assieme che rendono la situazione un delirio. 

In conclusione, molti giorni ho voluto tornare a casa, mi sono maledetta per la folle idea che ho avuto, ma c'e' sempre qualcuno o qualcosa che mi fa capire e rendere conto che non potevo fare scelta migliore per me stessa. Quindi, chiunque sia indeciso se farlo o no, fatelo. Sarà difficile e ne sono consapevole, ma ne varrà la pena. (se mi sono persa qualche accento ahime, perdoneme ma sto' a scrivere con er pc americano, de scuola)

Con affetto,
ancora viva anche se stravolta,
Chiara
-'Ed è così che arriva il giorno della partenza; quando meno te lo aspetti ti precipita addosso e ti trova impreparato. Lo avevi tanto desiderato questo momento, ma quando arriva si riempie dei colori della tristezza e gli occhi si velano e si fatica a respirare, a sorridere, ad ingoiare. Si vorrebbe avere ancora qualche giorno a disposizione per poter fare le ultime cose e dire le ultime parole per ricostruire le ultime relazioni. Invece bisogna fare le valigie e chiudere. E dentro le nostre valigie ci infiliamo tutto quello che in questi mesi abbiamo vissuto, sofferto, condiviso. Guardiamo la stanza per l'ultima volta, poi gli occhi scivolano sui volti di quei compagni e c'è troppo poco tempo per poter ripassare i tanti giorni trascorsi insieme. Questo tempo, tiranno, che alcune volte sembra eterno, ora scivola via rapidamente e non c'è più tempo per niente e per nessuno.' -

Come facciamo a sapere se siamo pronti al cambiamento radicale?
Come si fa a sapere se si è pronti ad affidarsi solo a se stessi?

Perché si, ti affiderai a te stesso. L'unica persona a cui dovrai fare affidamento sarai tu, solo tu. Nei momenti bui dovrai trovare la forza di rialzarti  in te stesso. Te stesso sarà l'unica persona sulla quale potrai sempre contare. Imparerai l'arte del silenzio, la bellezza delle piccole cose perché un saluto ti migliorerà la giornata. Un sorriso, in un giorno buio dell'esperienza, ti aiuterà a sorridere e a guardarla in modo positivo. E' giusto avere paura, ma non possiamo fermarci di fronte ad essa.
Non dobbiamo mai credere che sia troppo tardi per il nostro percorso evolutivo. Il momento arriva quando deve arrivare, non serve una prenotazione. E non sono l'età, il denaro ad affrontarlo e a permetterti di affrontarlo. Ciò che ci frena è la paura di affrontare noi stessi per paura che il cambiamento modifichi noi stessi a tal punto di non riuscire più a riconoscerci. Rimarrai sempre lo stesso, ma un po' diverso, più ricco, più consapevole di ciò che il mondo può darti, più responsabile e più felice. L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.

So che questa mi darà molto.
Scoprirò me stessa, conoscerò parti di me che magari tenevo nascoste per paura, imparerò quanto un amore può essere incondizionato, imparerò che l'amore che la mia host family mi darà sarà un amore sincero e vero. Tutte le emozioni provate in questa prima parte dell'esperienza e tutte quelle provate nella vita che fino adesso ho condotto le porterò con me e ne farò tesoro come farò tesoro di tutti i consigli e le belle parole che mi sono state date. 
Tutti i ricordi delle persone a me care le porterò con me, nel mio bagaglio, oltre ad essere racchiuse in una piccola scatoletta in valigia.
Tutte l'esperienze negative le porterò, e assieme ai miei difetti, alle mie paure e insicurezze diventeranno la mia forza con la quale combatterò ogni singolo giorno. 

Ma come si fa a sapere se si è davvero pronti? In questi giorni la domanda che ho più ricevuto è stata: sei pronta? ti senti pronta?

Non lo so. Ora mi sento appesa a un filo, in equilibro. Sto provando due emozioni: paura e felicità, due emozioni che mi hanno accompagnato in tutti i giorni d'attesa, fino a ora. 
E' incredibile come il tempo siamo un nemico a volte, senza accorgertene, arriva quel fatidico giorno che tanto hai desiderato. Hai visto scendere i giorni davanti ai tuoi occhi, ma senza rendertene conto, quei giorni, sono diminuiti cosi tanto, fino a scomparire del tutto. Non lo so, non sto neanche realizzando ciò che sto andando a fare, non me ne rendo conto. 

E ora sono pronta a prendere quell'areo che fra 10 ore sarà lì ad aspettarmi. Ebbene, il mio countdown è diventando -0 giorni e -10 ore. Quel numero che ho visto scendere durante questa attesa è arrivato a 0 e dio solo sa la paura che ho, quanto le gambe mi tremino. L'attesa di conoscere quel posto che diventerà la mia casa per 10 mesi e l'attesa di conoscere quelle persone che saranno la mia famiglia è terminato. La valigia è pronta, I documenti sono pronti, la borsa pure, il PC e il cellulare sono carichi e pronti.
Ma la vera domanda, che io pongo a me stessa, è: 'ma io sono pronta ad affrontare tutto ciò?'

Lo scoprirò solo vivendo, forse.
 NYC MI ASPETTA.
A presto!
-Chiara